• Edizione di venerdì, 6 Dicembre, 2019

ANALISI FLUSSI ELETTORALI EUROPEE E AMMINISTRATIVE 2019

redazione sportiva
Giugno11/ 2019

“Le elezioni europee hanno sconvolto il panorama politico della nostra
regione, molto più di quanto avvenuto in altre regioni italiane. Il voto di
appartenenza non c’è più: è calata radicalmente la fedeltà al proprio
partito politico”:  sono alcune delle considerazioni fatte dal professor
Bruno Bracalente dell’Università di Perugia sull’analisi dei flussi
elettorali, lo studio presentato stamani a Palazzo Cesaroni.

(Acs) Perugia, 11 giugno 2019 – “Le elezioni europee hanno sconvolto il
panorama politico della nostra regione, molto più di quanto avvenuto in
altre regioni italiane. Il voto di appartenenza non c’è più: è calata
radicalmente la fedeltà al proprio partito politico. Nello stesso giorno, a
distanza di qualche secondo, un elettore vota a sinistra per le europee e a
destra per le comunali oppure viceversa. Il confronto tra le politiche del
2018 e le europee di quest’anno rivela una enorme mobilità. Si potrebbe
definire un elettorato più libero e più maturo”: sono alcune delle
considerazioni fatte dal professor Bruno Bracalente dell’Università di
Perugia sull’analisi dei flussi elettorali in Umbria, lo studio presentato
stamani a Palazzo Cesaroni, condotto con il software messo a punto dal
professor Antonio Forcina e con la collaborazione di Nicola Falocci e
Brunello Castellani del Servizio studi e valutazione delle politiche
dell’Assemblea legislativa dell’Umbria.

“Le oscillazioni che hanno interessato i principali partiti e movimenti –
ha spiegato Bracalente – sono di entità senza precedenti: il PD, che alle
Europee del 2014 aveva avuto uno straordinario successo, ha perso 120mila
voti in cinque anni e quasi 20mila anche rispetto alle Politiche del 2018; Il
M5S ha più che dimezzato i propri voti rispetto alle Politiche di un anno
fa, perdendone 75 mila; lo stesso ha fatto Forza Italia, che in un anno è
passata da 60 mila a 29 mila voti; la Lega, che alle Europee del 2014 aveva
ottenuto 12 mila voti è passata a 103 mila alle Politiche del 2018, fino a
raggiungere i 171 mila voti in queste elezioni europee; stabile la sinistra
radicale, intorno ai 25 mila voti, mentre sia la destra di Fratelli
d’Italia che le altre liste di centro destra o estrema destra sono in
decisa crescita, dai 25 mila voti del 2014 ai 38 mila di queste elezioni
europee”: sono le considerazioni iniziali e basilari

L’ANALISI E I DATI
Nel confronto tra le Politiche 2018 e le Europee 2019, emerge lo
straordinario successo della LEGA, passata da 103 mila a 177 mila voti, che
è stato determinato, oltre che dalla conferma di quasi tutti i suoi consensi
delle Politiche precedenti, da flussi in entrata da tutti i settori dello
schieramento politico. In primo luogo dal M5S, che ha ceduto alla Lega oltre
il 16 per cento dei suoi 141 mila voti ottenuti nel 2018 (circa 24 mila). Il
secondo flusso in entrata per consistenza assoluta è quello di provenienza
PD, che ha ceduto alla Lega circa 21 mila voti, il 16 per cento dei 127mila
voti ottenuti nel 2018. Molto consistente è anche il flusso di provenienza
FI, che ha ceduto alla Lega oltre un quarto dei suoi 60mila voti (17mila).
Altri flussi provengono da FdI e dalle altre liste di destra (in complesso
circa 7mila) e, in misura notevole, dal non voto del 2018 (circa 11mila).

Il PD ha mantenuto quasi il 90 per cento dei propri voti del 2018. I
principali flussi in uscita sono andati al non voto (oltre 16mila voti
assoluti, 13 per cento dei propri voti del 2018) e alla Lega (21mila voti, 16
per cento), mentre è stato a è stato modesto il deflusso verso il M5S
(2mila voti). In entrata il flusso principale proviene dalle liste di
sinistra, che complessivamente hanno ceduto al PD il 23 per cento dei propri
voti del 2018 (oltre 6 mila). Anche le altre liste di Centro sinistra gli
hanno ceduto il 23 per cento dei loro voti (3 mila) e, come la Lega, ha
recuperato una parte dell’astensionismo del 2018: circa il 3 per cento,
pari a 5 mila voti. A differenza della Lega, il PD ha invece intercettato
poco il consistente flusso in uscita dal M5S (3 mila voti). Il saldo dei
flussi in entrata e in uscita è negativo per oltre 20 mila voti.

Il dimezzamento dei voti del M5S è stato determinato in primo luogo
dall’astensionismo: il flusso verso il non voto ha infatti riguardato ben
il 37 per cento dei propri elettori del 2018 (oltre 50 mila). Ha inoltre
pesato il già ricordato flusso verso la Lega (24 mila voti), mentre sono
stati limitati i flussi verso il PD e le liste di sinistra (circa 3 mila voti
ciascuno). In entrata piccoli flussi di provenienza da entrambi i lati dello
schieramento politico e uno un po’ più consistente dal non voto delle
Politiche (circa 6 mila voti).

Il dimezzamento dei voti di FORZA ITALIA deriva principalmente dal flusso
verso la Lega a cui ne ha ceduti 17 mila, pari a circa il 28 per cento di
quanti ne aveva ottenuti un anno fa. Ne ha poi ceduti 15 mila al non voto e
quasi 4 mila a FdI, in parte compensati da un flusso in entrata dal medesimo
partito; in entrata anche altri piccoli flussi di varia provenienza e dal non
voto del 2018.

Tale le altre liste quella che ha ottenuto il migliore risultato è FRATELLI
D’ITALIA, che ha acquisito voti da Forza Italia e dalla Lega (circa 3mila
voti da ognuno), dal M5S (meno di 2 mila) e anche dal non voto del 2018
(altri 3mila voti); ne ha a sua volta ceduto in diverse direzioni, in
particolare alla Lega (3/4mila). Le altre liste di destra e centro destra
hanno avuto flussi in entrata provenienti da diverse liste, anche di centro
sinistra, ma sempre molto limitati.

La Sinistra ha invece ceduto molti voti al Pd (6 mila, quasi un quarto dei
propri voti del 2018) e in parte al non voto (4 mila), acquisendone quasi
altrettanti in particolare dal M5S e dal non voto del 2018. Più Europa ha
beneficiato di flussi in entrata dalle liste di centro sinistra e in piccola
parte anche dal non voto.

Dalle Politiche 2018 alle Europee 2019 il complesso delle astensioni in senso
lato (elettori che non si sono recati ai seggi o che hanno espresso voto
nullo o hanno lasciato la scheda bianca) è aumentato di circa 73 mila (da
165 mila a 238 mila), i partiti più penalizzati dal fenomeno, ovvero quelli
che hanno subito le più consistenti differenze negative tra i flussi in
uscita verso il non voto e flussi in entrata dal non voto delle elezioni
precedenti, sono il M5S (47 mila) e poi FI (14 mila) e il PD (12 mila). Altre
liste hanno invece avuto un limitato saldo positivo.

CONFRONTO TRA EUROPEE 2014 E 2019
La Lega Nord nel 2004 aveva meno di 12 mila voti, oltre la metà dispersi in
varie direzioni. I 171 mila voti delle Europee del 2019 sono dunque quasi
tutti nuovi e derivano da tre flussi in uscita da altri partiti e movimenti,
a cui si aggiunge un flusso consistente dal non voto. In valore assoluto, il
flusso più consistente viene dal PD, che alla Lega ha ceduto oltre il 30 per
cento dei suoi 228 mila voti del 2014 (circa 71 mila); seguono i flussi
provenienti da FI (37 mila, oltre la metà dei propri voti delle Europee
precedenti) e  dal M5S (18 mila; 20 per cento); infine circa 32 mila voti ha
saputo recuperarli dall’astensionismo del 2014, due terzi dei 50mila
astenuti di allora tornati a votare in queste ultime Europee. La Lega è
dunque diventata, da poco più di zero, il primo partito della regione
pescando consensi da molti elettori che si erano allontanati dalla politica e
dal voto e da una estesa massa di elettori scontenti soprattutto dei partiti
tradizionali, tanto di centro sinistra (PD) quanto di centro destra (Forza
Italia), nonché di soggetti politici nuovi come il M5S.

Come si è disperso il successo del Pd del 2014: oltre ai 71 mila voti ceduti
alla Lega, la diminuzione di circa 120 mila voti in cinque anni che ha subito
il PD (che ha mantenuto soltanto il 40 per cento dei propri consensi del
2014) è stata determinata da altri due principali flussi in uscita: verso il
non voto (29 mila) e verso il M5S (21 mila). D’altra parte, in queste
Europee il PD è riuscito a recuperare poco a sinistra (7 mila in entrata, ma
5 mila in uscita), poco anche dall’astensione delle Europee precedenti (5
mila voti) e nulla dal M5S a cui aveva in passato ceduto molti consensi.

M5S: il Movimento ha mantenuto soltanto la metà dei 90 mila voti del 2014 e
ha ceduto gran parte degli altri alla Lega (18 mila) e al non voto (17 mila),
a cui si sono aggiunti piccoli flussi in uscita sia verso il centro sinistra
che verso il centro destra (in tutto altri 10 mila voti). In entrata ha
beneficiato soltanto del nuovo flusso di provenienza PD (21 mila), dopo
quello molto rilevante delle Politiche del 2013 (in parte riassorbito alle
Europee del 2014). È tuttavia il consistente flusso in uscita verso la Lega
ad assumere il principale significato politico perché dimostra che, per
molti degli elettori scontenti che aveva attratto in passato, il M5S non ha
costituito un approdo definitivo, ma un passaggio intermedio e provvisorio.
FORZA ITALIA: dei 67 mila elettori del 2014 Forza Italia ne ha mantenuti meno
di un quarto e ha ceduto gran parte degli altri alla Lega: 37 mila voti,
ovvero il 56 per cento dei propri elettori delle Europee precedenti. Altre
quote del consenso precedente si sono inoltre trasformate in non voto (5
mila) o sono state cedute a Fratelli d’Italia (2 mila) e al PD (4/5mila).
In entrata FI è tuttavia riuscita a intercettare qualche flusso da diverse
direzioni: soprattutto dal non voto del 2014 (4 mila), dagli ex elettori
della Lega Nord, dal Centro nel frattempo scomparso, dal M5S e anche dal
PD.

ELEZIONI COMUNALI

PERUGIA: dopo la vittoria a sorpresa al ballottaggio del 2014, in queste
elezioni amministrative lo schieramento di CENTRODESTRA ha ampliato il
proprio consenso, vincendo con ampio margine al primo turno, anche per
effetto di comportamenti di voto molto differenziati tra elezioni europee e
contestuali elezioni comunali, come peraltro era già avvenuto, in forme
diverse, alle amministrative precedenti. Nel centro destra le liste civiche a
sostegno del candidato sindaco Romizi hanno attratto circa un terzo degli
elettori delle Europee di tutte le liste di questo schieramento politico.
Più in dettaglio, tra le liste di partito di centro destra quella che alle
Comunali mantiene la più alta percentuale di voti ottenuti alle Europee è
Fratelli d’Italia (64 per cento), che cede alle liste civiche del medesimo
schieramento politico il restante 36 per cento. Forza Italia mantiene
soltanto il 55 per cento del voto europeo, cede il 34 per cento alle liste
civiche e quasi il 10 per cento alla Lega. La Lega mantiene soltanto il 45
per cento e cede il 35 per cento alle liste civiche (quasi 10 mila voti), il
16 per cento a Fratelli d’Italia e il 2.5 per cento al PD. Quest’ultimo
rivolo verso il PD (meno di mille voti) segnala che una piccola parte di
elettori di sinistra che ha votato Lega alle Europee ha continuato a
sostenere il centro sinistra alle elezioni comunali.

Nel CENTRO SINISTRA lo schema del voto differenziato è più articolato. Vi
assume infatti un peso molto maggiore sia l’astensione che il voto alle
liste civiche dello schieramento opposto, come già avvenuto nella tornata
amministrativa precedente. Più in dettaglio, il PD mantiene il 60 per cento
dei propri voti delle Europee e cede il 26 per cento alle liste alleate, tra
cui quella del candidato sindaco Giubilei, ma cede anche il 10 per cento alle
liste civiche di centro destra (oltre duemila voti).

Gli elettori M5S delle Europee hanno confermato il proprio voto al Movimento
anche alle Comunali nel 60 per cento dei casi, mentre per il resto hanno
scelto prevalentemente il centro destra, soprattutto le liste civiche (18 per
cento), ma anche Forza Italia (9 per cento) e Fratelli d’Italia (7 per
cento), per un totale di oltre 4 mila voti. Un piccolo flusso si è invece
diretto verso le liste alleate del PD (4 per cento, circa 500 voti).

LE DIFFERENZE DI VOTO TRA AREA URBANA E FRAZIONI (PERUGIA)
Alle ultime Europee soltanto Lega e M5S hanno avuto percentuali maggiori
nelle frazioni rispetto all’area urbana, confermando quanto avvenuto alle
Politiche del 2018, mentre tutte le altre liste hanno avuto consensi maggiori
nell’area urbana.
Alle elezioni comunali il quadro in gran parte si conferma, mentre cambia
significativamente per il PD, che torna a ottenere più consensi nelle
frazioni (18.4 per cento contro il 15.6 per cento dell’area urbana).
Verosimilmente perché le liste alleate del PD, in particolare la civica del
candidato sindaco Giubilei, gli hanno sottratto voti soprattutto nell’area
urbana. Peraltro anche FdI alle Comunali ha più consensi nelle frazioni, il
che si spiega, di nuovo, con la maggiore attrattività delle liste civiche
nell’area urbana.

FOLIGNO (BALLOTTAGGIO)
Il candidato del Centro destra Zuccarini ha vinto perché ha mantenuto oltre
il 92 per cento dei voti del primo turno e perché, rispetto al candidato del
Centro sinistra Pizzoni, ha attratto molti più elettori da tutti i quattro
candidati esclusi dal ballottaggio (2300 contro 1100, mentre 1700 si sono
astenuti). In particolare i 3500 elettori che al primo turno avevano scelto
il candidato del M5S Fantauzzi al ballottaggio hanno votato per il 36 per
cento Zuccarini e per il 29 per cento Pizzoni (il restante 34 per cento non
ha votato). I restanti circa 1600 elettori dei candidati che hanno ottenuto
meno voti hanno scelto in larga prevalenza il candidato del centrodestra (o
l’astensione, in particolare gli elettori di Stefanucci) e solo in piccola
parte il candidato del centrosinistra (il 16 per cento degli elettori di
Trombettoni). Nel turno di ballottaggio Zuccarini ha peraltro riportato al
voto anche una piccola parte di elettori che non avevano votato al primo
turno e ha pagato molto meno di Pizzoni l’astensione dei propri elettori
dal voto al secondo turno.

GUBBIO (BALLOTTAGGIO)
La vittoria di Stirati, sindaco uscente di centrosinistra, si spiega
essenzialmente con la capacità di mantenere oltre il 90 per cento dei voti
del primo turno – che gli avevano assicurato un margine piuttosto ampio –
mentre la capacità di attrarre gli oltre 7 mila voti dei candidati esclusi
dal ballottaggio è stata modesta per entrambi (1800 Stirati, 1700 Presciutti
Cinti), poiché oltre la metà di essi al ballottaggio si è tramutata in
astensione. In particolare sono andati a Stirati quasi la metà dei oltre
2140 voti andati a Goracci (contro il 32% che è andato a Presciutti Cinti) e
il 35 per cento dei 1321 voti ottenuti dal candidato del PD Cardile (contro
nessun voto andato al candidato del Centro destra e quasi due terzi di
astensioni). Gli elettori di Rughi, candidato del M5S, che hanno votato al
ballottaggio sono stati meno della metà rispetto al primo turno e hanno
premiato largamente il candidato del Centro destra: quasi il 40 per cento dei
2100 elettori del primo turno (circa 800), contro l’8 per cento al
candidato del Centro sinistra (meno di 200). Infine, Stirati è anche
riuscito a riportare al voto circa il 4 per cento degli astenuti del primo
turno

ORVIETO (BALLOTTAGGIO)
Anche nel caso di Orvieto la minore partecipazione al voto rispetto al primo
turno ha riguardato quasi esclusivamente gli elettori dei candidati esclusi
dal ballottaggio, che hanno disertato le urne con percentuali comprese tra il
26 per cento (elettori di Barbabella) e il 45/46 per cento (elettori di
Rosati e Panzetta), mentre tra gli elettori dei due candidati ammessi al
ballottaggio soltanto il 5/6 per cento ha disertato le urne.
I fattori della vittoria della candidata di Centro destra Tardani invece in
parte differiscono, soprattutto perché è stata minore la capacità di
acquisire i voti degli elettori dei candidati esclusi dal ballottaggio, che
sono andati prevalentemente al candidato del Centro sinistra Germani (in
complesso, 1100 contro 800 andati a Tardani).

Nella nota redatta dal Centro studi, valutazione e organizzazione
dell’Assemblea legislativa (a cura di Brunello Castellani) si rileva che la
Lega registra in Umbria, con il 38,18%, il quarto miglior risultato italiano
(Veneto 49,88%, Lombardia 43,38%, Friuli V. G. 42,56%, Italia 34,33%),
risultato che le consente di essere primo partito in 87 comuni su 92. Il PD
ottiene in Umbria il 23,98%, un punto sopra la media nazionale, al di sotto
di Toscana (33,31%), Emilia Romagna (31,24%) e Liguria (24,94%), in
sostanziale parità con Piemonte (23,94%), Lazio (23,79%) e Lombardia
(23,08%). Il M5S con il 14,63% si colloca sotto la media nazionale (17,07%),
tra il dato dell’Italia Centrale (15,95%) e quello dell’Italia
Nord-Occidentale (11,12%).

Restando alle forze maggiori, la fotografia del comportamento elettorale
degli umbri, nelle elezioni europee 2019, è assimilabile alle regioni del
nord e non più all’area storicamente definita “Regioni rosse” più
vicina al Piemonte (Lega 37,14%, PD 23,94%, M5S 13,26%). Rispetto alla
Circoscrizione dell’Italia Centrale, in Umbria la Lega registra cinque
punti in più, il PD tre punti in meno e il M5S un punto in meno. Le sole
Marche hanno dati simili alla nostra regione (Lega 37,98%, PD 22,26%, M5S
18,43%). Altro dato caratterizzante il risultato umbro è il mutato rapporto
di forza tra Forza Italia (politiche 11,22%, europee 6,42%) e Fratelli
D’Italia (politiche 4,92%, europee 6,58%).

Nel complesso, gli elettori umbri hanno espresso un orientamento favorevole
al centrodestra sia nel voto europeo che in quello amministrativo, anche nei
centri più grandi, con una tendenza che, almeno in parte, diverge da quella
nazionale. Tuttavia non mancano realtà nelle quali il risultato delle
amministrative registra un segno diverso da quello emerso nel voto europeo.

redazione sportiva